I bambini sono cattivi!

C’è una frase che, sin da qundo ero piccola, sento sulla bocca di tante persone, anche di chi con i bambini ci lavora (e in questo caso il tono assume la solennità dell’esperienza), che da sempre mi colpisce come un pugno allo stomaco:

Eh sì, i bambini sono cattivi!

O la variante fintamente più delicata:

I bambini SANNO essere cattivi!

Che poi, questa cattiveria in cosa si concretizzerebbe?

  • Non condivisione dei giochi (fisiologica fino ad una certa età);
  • Esclusione di altri bambini dal gioco (non bullismo, ma esclusione momentanea, dovuta a dinamiche assolutamente normali e non patologiche);
  • bambini che mordono o che alzano le mani;
  • bambini che usano toni o parole poco gentili o di scherno…

Cosa fa l’adulto di riferimento che, di fronte a questi atteggiamenti, parte alla carica con un pensiero chiaro in testa, ossia: “Ciccino è un bambino molto cattivo e va punito!”?

Si rivolge a quel bambino con rabbia, stizza, in modo giudicante, lo mette sotto accusa, gli passa il messaggio che è lui il problema, che a causa sua gli altri soffrono.

Cosa accade dentro Ciccino?

Ciccino si sente esattamente come l’adulto di riferimento lo fa sentire: cattivo, un problema, incapace, la causa della sofferenza altrui, in colpa.

Probabilmente, bloccherà il suo comportamento, non per come ha fatto sentire gli altri, ma per come si sente lui. Magari, si chiuderà, ma di certo non rifletterà su se stesso, perchè nessuno gli sta fornendo gli strumenti per farlo.

Tornerà a ripetere i suoi comportamenti sgradevoli? Quasi sicuramente Sì. Perchè una cosa sa di essere: CATTIVO. Ma come possa diventare “buono”, proprio non sa spiegarselo.

SPOILER: NON DEVE SPIEGARSELO, DEVE IMPARARLO!

E se noi adulti cambiassimo prospettiva? Se iniziassimo a pensare: “I BAMBINI SONO BUONI!”, cosa succederebbe?

Accadrebbe che di fronte ad un atteggiamento sgradevole di Ciccino si mostrerebbe empatia, che non vuol dire giustificarlo per quello che ha fatto; comprensione per quel momento di difficoltà in cui ha mostrato di non avere gli strumenti giusti per uscire dall’impasse, sfoderando aggressività, prepotenza e rabbia; lo si potrebbe portare con autorevolezza e magnanimità al punto di svolta.

Il bambino che “si comporta male” ha bisogno di una guida che gli insegni a non restare in balia della rabbia, a canalizzare le sue emozioni spiacevoli in qualcosa di costruttivo.

La rabbia genera rabbia.

Le urla creano altre urla.

L’accoglienza spegne la rabbia.

La calma fiorisce nella calma.

La prepotenza, la cattiveria, l’egoismo non crescono laddove si mostra FIDUCIA VERSO GLI ALTRI.

Abbiamo fiducia: I bambini sono BUONI e se glielo permettiamo, possono dimostrarcelo!

Dott. ssa Roberta Incardona Dott. ssa Lorella Leone

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