“Mio figlio non farebbe mai una cosa simile”: i fatti di Milano e il ruolo di noi genitori

Per molto tempo ho scelto di non scrivere di cronaca e attualità su questo blog, ma adesso il mio lavoro me lo impone.

Le immagini della guerriglia urbana nel centro di Milano, tra negozi saccheggiati, vetrine spaccate e scontri con le forze dell’ordine hanno lasciato tutta Italia senza fiato, in uno stato di assoluta incredulità e stordimento.

C’è, però, una cosa in particolare che da madre e da parent coach mi ha colpito profondamente: i genitori in lacrime davanti alla Questura di Milano, distrutti dal dolore, shockati, in attesa di avere notizie dei loro figli.

Molti di questi ragazzi, con il tipico atteggiamento spavaldo e il look da “maranza”, provengono da contesti apparentemente “normali”, frequentano la scuola e vivono dinamiche familiari insospettabili. La reazione comune delle madri e dei padri dei coinvolti è stata: “Non sapevamo nemmeno perché fossero in piazza!”

Questo non fa altro che sbatterci in faccia una verità scomoda e cioè, che esiste un enorme divario tra la vita che i nostri figli mostrano in casa e quella che scelgono di vivere fuori. Il tutto, amplificato dalla cassa di risonanza dei social media.

Ritrovare la connessione con i nostri figli, oggi, non è un opzione qualsiasi, ma un dovere da adempiere: è questa l’unica cintura di sicurezza per la loro crescita e la tenuta emotiva della famiglia.

Di fronte a fatti come quelli di Milano, la reazione istintiva è quella di alzare muri, ma le regole senza una relazione profonda portano solo a ribellione e ritiro emotivo. Un vero e proprio circolo vizioso, insomma.

Lascio a voi 3 riflessioni per rimettere al centro l’educazione e la relazioni con i nostri figli.

1- Oltre lo schermo: monitorare senza spiare

I disordini di Milano sono stati in gran parte coordinati e documentari in tempo reale su Tik Tok e Instagram. Per i ragazzi la provocazione e la violenza diventano una challenge, un contenuto che monetizza in termini di “hype” e visualizzazioni.

  • Cosa fare? Non possiamo permetterci di ignorare la vita digitale dei nostri figli. Dobbiamo interessarci alle piattaforme che usano e non con l’atteggiamento da poliziotto, ma con quello da guida. Parliamo con loro del confine tra ciò che è virtuale e le conseguenze reale della legge.

2- L’effetto branco e il bisogno di appartenenza

Il fenomeno dei “maranza” risponde a un bisogno primordiale di ogni essere umano, soprattutto degli adolescenti: sentirsi parte di un gruppo e farsi notare in una società in cui, troppo spesso, si sentono invisibili. Nel branco, la responsabilità individuale si azzera e ragazzi insospettabili finiscono per compiere atti vandalici estremi solo per non essere rifiutati dai pari.

  • Cosa fare? Chiediamoci quale spazio di espressione e di ascolto hanno i nostri figli in casa. Aiutiamoli a sviluppare il pensiero critico. Devono sapere che dire “no” al branco non è un segno di debolezza, ma di estremo coraggio e di indipendenza.

3- Fissare limiti chiari (e far pagare le conseguenze)

Dai resoconti dei giornali emerge il ritratto di una generazione che a volte fatica a percepire il limite tra gioco, protesta e criminalità. Emblematico l’episodio della madre che fuori dalla Questura ha risposto alle provocazioni del figlio dicendo: “Non fare il cretino… e domani inizi a lavorare”

  • Cosa fare? Questa madre ha fatto una cosa fondamentale: ha ristabilito il principio di realtà. I ragazzi hanno un disperato bisogno di confini certi e fermi. Amare un figlio non significa giustificarlo sempre e proteggerlo dalle conseguenze delle sue azioni, se sbaglia è doveroso che ripari il danno, che chieda scusa e che comprenda il valore del rispetto per gli altri e per la cosa pubblica.

Cari genitori, stasera a cena spegniamo i dispositivi e poniamo ai nostri figli una domanda aperta: “Cosa ne pensate di quello che è accaduto a Milano? Secondo voi, perché quei ragazzi lo hanno fatto?”

Non giudicate le loro risposte ma ascoltate a basta. È dalla capacità di aprire canali di dialogo senza sgridare prima del tempo che si costruisce il ponte della fiducia che tiene i nostri figli ancorati alla realtà.

Voi come avete vissuto queste notizie? Ne avete parlato in famiglia?

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