La noia è una risorsa non un crimine

La notizia della scuola Capuana di Gela data alle fiamme da dei minorenni mi ha tolto il sonno. Davanti a un atto tanto distruttivo, che ha privato centinaia di bambini del loro diritto di tornare in classe, non si può che restare attoniti e increduli.

Mi ha fatto riflettere molto, in questi giorni, una frase che ho letto, spesso, sui social e che ho sentito anche parlando con altre persone: “é una generazione di annoiati!”, “é colpa della noia!”

Grazie al mio lavoro, ogni giorno, ho la possibilità di confrontarmi con tanti genitori ed essere accanto alle famiglie e avverto una forte tendenza a patologizzare la noia. Abbiamo iniziato a trattarla come un nemico da sconfiggere; un disturbo da curare; una colpa da evitare.

Quando un ragazzo dice di annoiarsi, molti genitori provano un senso di disagio come se stessero fallendo nel loro compito, ma la noia non è una malattia e non può diventare una giustificazione per la violenza o l’indifferenza verso il bene comune.

La noia è solo un grande spazio vuoto.

E dovremmo chiederci: Cosa insegniamo ai nostri figli a mettere dentro quel vuoto?

Se trasformiamola noia in un alibi per comportamenti distruttivi togliamo ai ragazzi il potere della responsabilità. Dire che è colpa della noia significa pensare che i nostri figli siano vittime passive degli eventi, incapaci di scegliere.

Io, da sempre, credo fermamente nel potenziale dei ragazzi e nella loro capacità di scegliere il bene, se sostenuti in modo adeguato.

La noia, se accolta, è il terreno fertile della creatività e della scoperta di sè. Per far sì che diventi una risorsa e non un buco nero che genera frustrazione, i nostri ragazzi hanno bisogno di noi, non in veste di animatori turistici che riempiono ogni minuto della loro giornata, ma come guide emotive.

Ti suggerisco 3 passi pratici che posiamo fare insieme per aiutare i ragazzi a riscoprire il valore del tempo vuoto:

  1. Normalizziamo il silenzio e l’attesa. Quando i nostri figli ci dicono di annoiarsi proviamo a non correre ai ripari offrendo subito uno schermo, una soluzione, un’attività. Accogliamo la loro frustrazione con un sorriso e lasciamo che restino in quel vuoto per un po’. È così che si impara a conoscersi.
  2. Insegniamo l’empatia attraverso la cura della comunità. La noia diventa distruttiva quando manca la connessione con l’altro e con il valore delle cose. Coinvolgiamo i ragazzi in attività nelle quali possono sperimentare l’impatto positivo delle loro azioni. Curare un giardino publico; fare volontariato; aiutare un vicino semplicemente prendersi cura della propria casa sono gesti che smontano l’apatia e costruiscono il senso di appartenenza. Chi impara il valore della fatica e del rispetto per ciò che è di tutti difficilmente compirà atti distruttivi.
  3. Spostiamo l’accento dalla performance alla presenza. Spesso i ragazzi si annoiano perché sono abituati a stimoli continui e ad alte prestazioni, aiutiamoli a rallentare. Troviamo dei momenti nella settimana in cui non si fa nulla di produttivo, ma si sta insieme. Cuciniamo senza fretta, facciamo una passeggiata senza una meta, chiacchieriamo sul divano senza guardare il telefono. Mostriamo loro, con il nostro esempio, che stare nel presente è piacevole e necessario.

Cari genitori non temiamo la noia dei nostri figli, non trasformiamola in un mostro. Accompagniamoli a comprendere che sono loro i padroni del proprio tempo e delle proprie azioni. Il vuoto può far paura, è vero, ma con la nostra presenza e i giusti confini educativi, quel vuoto può trasformarsi nello spazio più bello e ricco in cui vederli fiorire.

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