Sono sicura che ricordi perfettamente il momento in cui tu* figli*, ancora piccol*, voleva allacciarsi le scarpe da sol*: ci volevano 10 minuti, se tutto andava bene, sembrava un’impresa titanica e, alla fine, nei suoi occhi leggevi l’orgoglio di esserci riuscit*.
Oggi quel* bambin* ha tra i 9 e i 13 anni e “Lo faccio io!” Non riguarda le scarpe, non solo. Adesso riguarda i vestiti da scegliere (spesso discutibili), i compiti da gestire, le prime uscite con gli amici, l’uso del cellulare, le porte della cameretta che si chiudono all’improvviso insieme alla sua voglia di parlarti e raccontarsi.
Ogni giorno incontro genitori disorientati da questo cambiamento, colti di sorpresa. La verità è che la pre-adolescenza è una seconda nascita ed il motore di questa crescita è il bisogno viscerale di autonomia.
Per un pre-adolescente il desiderio di autonomia non è un atto di ribellione fine a se stesso, è una necessità biologica e psicologica. È un processo che crea una forte ambivalenza:
- Cosa provano loro: vogliono sentirsi grandi, ma hanno paura di esserlo. Oscillano tra la richiesta di indipendenza e il bisogno improvviso di coccole e rassicurazioni.
- Cosa proviamo noi genitori: sentiamo il vuoto di non essere più il loro mondo. Temiamo che possano fare scelte sbagliate, che soffrano, che possano mettersi in pericolo, che abbiano amicizie poco raccomandabili.
La paura è legittima. Ma attenzione, spesso si confonde il bisogno di autonomia con la mancanza di rispetto e questo può allontanarvi.
Come possiamo accompagnare i nostri figli in questo percorso emotivo senza trasformare ogni occasione in un campo di battaglia? Ecco 3 strategie da applicare subito.
- Cambia il tuo ruolo:
Fino a ieri hai pianificato la vita di tu* figli*: sport, compiti, vestiti, compleanni, visite. Oggi, se continuerai a comportarti in questo modo, otterrai solo porte sbattute o un’eccessiva insicurezza. Diventa un consulente, lascia che tu* figli* sperimenti, che prenda le prime decisioni, che viva i primi fallimenti. Se dimentica il quaderno a casa, non correre a scuola a portarglielo. Comprendere le prime conseguenze naturali delle sue azioni è il modo più rapido per sviluppare il senso di responsabilità.
2. Scegli le battaglie (la metafora del semaforo):
Non tutto può essere ragione di scontro. Prova a dividere le situazioni in categorie:
- Rosso (non negoziabili): sicurezza, salute, rispetto. Decidi tu, in base al tuo assetto valoriale.
- Giallo (negoziabile): orari del weekends, tempo davanti agli schermi, gestione dei compiti. Qui si dialoga e si trova un compromesso insieme.
- Verde (libertà totale): come si veste, come tiene la cameretta (purché rispetti le norme igieniche), che musica ascolta. Tu* figli* ha bisogno di uno spazio dove sperimentare la propria identità
3. Sostituisci il controllo con la connessione
Più cercherai di controllare, più tu* figli* si allontanerà e si nasconderà. L’unica vera ancora di salvezza che hai è una comunicazione efficace. Non fare il terzo grado quando torna a casa, ma crea momenti di condivisione senza giudizio. Mostrati curios* verso il suo mondo, non criticarlo. Se tu* figli* si sentirà ascoltato, verrà da te quando avrà bisogno di aiuto.
Lasciare andare un* figli* che cresce è un esercizio di coraggio.
Ricorda: dare spazio non significa abbandonare a se stess* tu* figli*, ma semplicemente trasmettere il messaggio che ti fidi di l*i, delle sue risorse e che sei consapevole del fatto che se dovesse cadere tu ci sarai per sostenerl*.
In questi giorni, fai un passo indietro su qualcosa in cui intervieni sempre e guarda cosa accade. Potresti stupirti di quanto tu* figli* sia pront*.




