La Grande Fabbrica delle Parole

“Sei proprio una cretina… ma cosa ti sei messa in testa di fare con i tuoi reel, la Montessori?”

Stamattina, dopo aver fatto colazione, ho aperto instagram e questo messaggio mi ha investita con la sua prepotenza; con la sua malignità; con il tono superbo di chi vorrebbe insegnarti la vita che, sì è evidente, non hai ancora capito del tutto!

Non l’ho capita la vita, perché non riesco proprio a comprendere un comportamento di questo tipo neanche sforzandomi… ma vabbè!

Questo messaggio, però, mi ha fatto pensare ad un albo illustrato arrivato a casa nostra da poche settimane, che amo e di cui apprezzo testo ed immagini davvero potenti e poetici: La Grande Fabbrica delle parole.

Il libro narra le vicende di un paese molto strano in cui gli abitanti non parlano quasi mai perché le parole sono una merce preziosa che dev’essere acquistata e inghiottita. Le parole care, poi, sono quelle che hanno il prezzo più alto perché sono rare.

Le persone ricche sono sempre provviste di una gran quantità di parole, anche di quelle che costano tanto, e le usano senza attenzione, in modo vuoto e non pensato. Le persone povere, invece, devono risparmiare per acquistare i vocaboli che sognano o devono avere una buona dose di fortuna per afferrare nell’etere quelli più significativi.

Il piccolo Philéas è innamorato di Cybelle e vorrebbe dichiararsi, ma non è abbastanza facoltoso per comprare le parole necessarie. Il suo antagonista Oscar, invece, è ricchissimo e borioso e fa sapere alla bambina che un giorno la sposerà. Chi vincerà?

Questo albo illustrato stimola diverse riflessioni: ci ricorda che le parole hanno un peso, che usarle senza riflettere svuota le nostre intenzioni, svilendole. Se davvero le dovessimo comprare prima di parlare, sono sicura, faremmo più attenzione e ne useremmo certamente molte di meno.

Ed ancora, La grande fabbrica delle parole, ci dice che essere ricchi di parole, possederne molte, non vuol dire doverne fare un uso spropositato e spavaldo e che questo non rende migliori di chi parole ne ha poche o quasi niente, perché ciò che conta veramente sono i sentimenti, le emozioni, le sensazioni che possono riempire un silenzio rendendolo più eloquente di lunghi ed altisonanti discorsi.

Le parole sono gemme preziose: possono curare, salvare, possono essere una coperta in mezzo alla tempesta ma possono anche ferire, addolorare, distruggere, spazzare via palazzi interiori costruiti con tanta pazienza e in molto tempo. Prima di usarle pensiamo a cosa esse potrebbero migliorare o peggiorare e assumiamoci le responsabilità di rendere il mondo un posto più vivibile… una parola (buona) alla volta, che di cattiveria ce n’è già abbastanza!

Dott.ssa Roberta IncardonaDott. ssa Lorella Leone

1 Comment

  1. Reply
    Cory

    Le parole vanno dosate con cura e soprattutto bisogna capire che possono ferire se usate da gente ignorante.Empatia sconosciuta a molti!!!!!