L’illusione della connessione: i preadolescenti di oggi sono davvero meno inclusivi?

Il dibattito sulla socialità dei preadolescenti (9-13 anni) oscilla spesso tra due estremi:la celebrazione di una generativa nativa fluida e aperta e l’allarme per l’aumento di fenomeni di isolamento ed esclusione. Per capire se i ragazzi di oggi siano meno inclusivi rispetto al passato è necessario superare le impressioni superficiali e analizzare l’impatto dei nuovi ambienti digitali sulle dinamiche di gruppo.

Ecco un’analisi tecnica e priva di giudizio su come stanno cambiando i vettori dell’inclusione e dell’esclusione nell’era post pandemia.

  1. La frammentazione in tribù causata dagli algoritmi

In passato, l’inclusione si basava principalmente sulla vicinanza fisica (quartiere, classe, squadra sportiva). Oggi, la socialità dei preadolescenti è fortemente mediata dagli algoritmi dei social media (Tik Tok, Instagram) e dale piattaforme di gaming (Roblox,Fortnite).

  • Nicchie iper specifiche: gli algoritmi creano bolle di interesse ultra polarizzate. I ragazzi si aggregano attorno a micro-tendenze musicali, estetiche o di gioco.
  • Barriere invisibili: chi non condivide gli stessi identici codici digitali o non ha accesso a determinati dispositivi viene escluso non per scelta deliberata, ma per “incompatibilità di interessi”. L’esclusione, quindi, diventa sistemica e automatica.

2. La polarizzazione empatica e il “Ghosting” relazionale

La preadolescenza è una fase cruciale per lo sviluppo dell’empatia. Tuttavia, la comunicazione prevalentemente asincrona e testuale ne altera i processi.

  • Deumanizzazione dello schermo: la mancanza di feedback visivo e corporeo immediato (il tono della voce, lo sguardo dell’interlocutore, la sua gestualità) rende più facile ignorare o emarginare un coetaneo.
  • Cultura dell’esclusione passiva: fenomeni come il ghosting (sparire improvvisamente dalle chat, non rispondere ai messaggi) o la creazione di gruppi Whtasapp paralleli e, quindi, escludenti sono diventati pratiche comuni. Non si tratta sempre di un calo di valori morali, ma di una riduzione della tolleranza alla frustrazione relazionale gestita digitalmente.

3. L’effetto della pandemia sullo sviluppo delle competenze sociali

I preadolescenti di oggi hanno vissuto fasi critiche della loro infanzia o prima socializzazione durante o immediatamente dopo le restrizioni dovute alla pandemia.

  • Deficit di negoziazione del conflitto: la socializzazione prolungata dietro uno schermo ha privato molti ragazzi della palestra emotiva necessaria per imparare a negoziare i conflitti faccia a faccia.
  • Ritiro sociale protettivo: di fronte alla complessità delle relazioni reali, la tendenza comune è quella di rifugiarsi in cerchie ristrettissime e iper selezionate, rifiutando la diversità per paura del giudizio.

In conclusione: meno inclusivi o diversamente relazionali?

Rispondere in modo netto sarebbe scorretto. I preadolescenti di oggi non sono intrinsecamente meno inclusivi per cattiveria o egoismo. Sono, più che altro, il prodotto di un ambiente relazionale frammentato, dove l’esclusione è facilitata dalla tecnologia e l’inclusione richiede uno sforzo cognitivo ed emotivo raddoppiato.

Per i genitori, per la scuola, per gli educatori la sfida non è più solo insegnare il “valore” dell’inclusione, ma fornire gli strumenti tecnici e sociali per gestire la complessità delle relazioni reali, offline e senza il filtro di un algoritmo.

Solo ricostruendola capacità di abitare il conflitto e la complessità dei rapporti umani potremo aiutare i giovani a trasformare l’inclusività da slogan digitali a pratica quotidiana.

P.S.: per colore che desiderano approfondire l’impatto dei contesti digitali e sociali sulla socialità dei giovani, consiglio la lettura di: “La generazione ansiosa. Come i social hanno preso il controllo dei nostri figli” di Jonathan Haidt, Vi lascio il link qui di seguito

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